Visionario ribelle. Yvon Chouinard e la storia di Patagonia

di David Gelles

Casa editrice Limina

Sotto la sua guida, Patagonia è divenuta una delle aziende più innovative del mondo, ma dopo anni di carriera Yvon ha avvertito il peso di questo successo. Il problema era il denaro. Sulla carta era miliardario: una blasfemia, un affronto al suo stile di vita e alla sua persona. E non si è dato pace finché non è riuscito a rimediare a quell’incredibile svista cosmica. Yvon Chouinard non ha mai voluto diventare miliardario. Eppure ha creato un impero. Di origini umili, insofferente a scuola, sperimenta fin da bambino la sensazione di essere un outsider: quando si trasferisce in California insieme alla sua famiglia di immigrati francocanadesi non sa una parola di inglese, le ragazze lo terrorizzano, detesta gli sport di squadra. Ma è anche dotato di un’intelligenza rara, una manualità innata e un’invidiabile facilità nel muoversi in acqua, sugli alberi, sulle rocce: per Yvon Chouinard non è mai un problema vivere ai margini, se significa stare all’aria aperta, in simbiosi con la natura. Crescendo, il bambino che sognava di fare il cacciatore come i suoi antenati diventa un pescatore abilissimo, un appassionato surfista e soprattutto un pioniere dell’arrampicata. Se si trova anche a fondare un’impresa come Patagonia è quasi per caso: a lui e alla sua comunità di dirtbagger – alpinisti nomadi, artigiani, spiriti liberi – servivano abbigliamento e attrezzatura all’altezza delle loro imprese sportive.

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